Contraendo un debito, frattanto, Berto aveva acquistato un terreno a Capo
Vaticano, in Calabria, dove, bonificata la sterpaglia, edificò
una villa destinata a diventare il suo rifugio per gran parte dell'anno
"l'isola degli aranci sta dall'altra parte celeste e gialla e un poco
verde nella sua breve lontananza, e in mezzo c'è un piccolo tratto di
mare proprio piccolo ma non ho il coraggio di passarlo, padre non ho
coraggio, (...) e del resto non tutti coloro che volevano la terra
promessa poterono giungervi, non tutti furono degni della sua stabile
perfezione, e così verso sera cerco un posto da dove si possa guardare
la Sicilia,
di notte l'altra costa è una lunghissima distesa di lampadine con
segnali rossi e bianchi (...) ecco qui mi costruirò con le mie mani un
rifugio di pietre e penso che in conclusione questo potrebbe andar bene
come luogo della mia vita e della mia morte" (Il male oscuro
cit., pag. 366).
Nel biennio successivo al grande successo del Male oscuro
pubblica altri due romanzi La fantarca e La cosa buffa.
Nella produzione successiva, libri d'impegno si alternano a pagine
occasionali, Berto sciupa quasi coscientemente e con rabbia il suo
talento. Lontano da circoli o accademie letterarie, non si associa ad
alcun partito, non vota ed è politicamente incerto. "A destra lo
ritengono un comunista, i comunisti pensano
che sia fascista, e i fascisti lo giudicano un traditore.
Egli per conto suo, è convinto d'essere pressappoco un anarchico" (Corrado Piancastelli, Berto, Collana:
Il castoro, 40, Firenze, La nuova Italia, 1970. pag. 113).
Dopo anni di silenzio collabora a sceneggiature cinematografiche, tra
le quali spicca quella del film del 1970 Anonimo veneziano di Enrico Maria Salerno. Nel 1972 pubblica
per i tipi della Rizzoli un curioso pamphlet
dal titolo Modesta proposta per prevenire, che suscitò un certo
dibattito politico letterario.
Scritto in soli sei mesi il suo ultimo libro, La
gloria (Mondadori, 1978) è una
riabilitazione di Giuda, una contraddittoria, eretica autodifesa in cui
Giuda parla di se stesso come di uno strumento necessario al compiersi
di un "evento già scritto". L'opera lo laureò vincitore del Premio Campiello.
Dopo un lungo soggiorno in una clinica di Innsbruck
e una parimenti lunga convalescenza a Capo Vaticano, durante la quale
trovò il tempo per comporre una breve apologia,
Intorno alla Calabria, dedicata agli amici, Berto muore di
cancro nella clinica Villa
Flaminia di Roma, facente parte del Gruppo Cofisan[4],
il 1º novembre 1978.
Postumo è uscito da Marsilio nel 1986 il volume
di saggi
Colloqui col cane.
È seppellito nel cimitero di San Nicolò, frazione di Ricadi.
Anche grazie alla notorietà derivante dalle sue opere il comune di
Ricadi e le zone vicine, come Tropea,
sono diventate importanti mete turistiche.
Per onorarne la memoria e per divulgarne l'opera, è stata costituita
l'associazione "Amici di Giuseppe Berto" con sedi a Ricadi ed a Mogliano
Veneto, comuni gemellati ormai da anni. Compito dell'Associazione è
anche quello scegliere il vincitore del Premio Letterario che si svolge
alternativamente ogni anno nei due comuni gemellati.
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